Occhi e parole

Siamo un popolo di occhi e parole. Siamo pesci. Sospinti alla foce dalla forza dell’acqua, risaliamo il fiume controcorrente. Per tornare a riprodurre le nostre idee laddove nascemmo. Siamo uomini e donne, testuggini schierate, nostra corazza e scudo i libri. Siamo sguardi sul futuro, luci nella nebbia, acqua nel deserto, ordine nella confusione. Siamo gioie dai colori caldi, volti senza faccia,  teste senza capi. Non importa come ci chiamiamo, dove abitiamo, quanto guadagniamo. Importa essere per esserci, stare per restare, sopravvivere per vivere. Guardando in ogni direzione, siamo qui ad attendere una risposta, un riconoscimento, un gesto d’amore. Siamo qui per gridare: “Eccoci, noi esistiamo! E non permetteremo più a nessuno di farci la guerra. Né di negare la nostra esistenza.” Perché la nostra umiliazione è il vostro potere, il nostro silenzio il vostro guadagno, il nostro fine la vostra fine. Perché è tramontata un’epoca ed è giunto il momento di capirlo. Perché la vostra crisi non è  la nostra, i vostri debiti non sono i nostri, le vostre colpe non sono le nostre. L’unica nostra colpa è di aver taciuto fino ad ora. Accettando l’inaccettabile. E adesso guardate quanta bellezza, respirate quest’aria fresca, spalancate le porte delle vostre case per farla entrare. Siamo qui e lo gridiamo forte: “Questo tempo è il nostro. E non concederemo più a nessuno il privilegio di fermarlo.”  Torto

8 commenti

Lascia un commento