La neve di Natale a sud

Su una strada secondaria di un paese della Murgia, negli anni Settanta, un bambino stringeva la mano di suo padre mentre il vento gelido di Natale spargeva fiocchi di neve nell’aria. Camminavano lungo un muretto a secco dalle pietre grigie e antiche. Il cielo era coperto, con raggi ribelli che sfuggivano le nubi e trafiggevano i loro occhi. Una potente folata di vento portò via il cappello del padre, che cominciò a rotolare davanti a loro e sembrava non volersi fermare più. Il bimbo iniziò a piangere forte, spaventato da un imprevisto che turbava l’ordine perfetto della sua vita felice. Si sa come sono i più piccoli. Sospesi tra la magia di un universo ancora sconosciuto e affascinante e la durezza del mondo dei grandi, riescono a cogliere simboli e segreti grazie a uno sguardo che la gran parte degli adulti, crescendo, perde per sempre. Il papà cercò di rincuorarlo. Sorridendo, gli spiegò che non c’era nulla di cui avere paura. Senza lasciargli mai la manina, affrettò il passo verso il cappello, che si fermò su un cespuglio ghiacciato a una ventina di metri da loro. Lo raccolse. Il figlio finalmente sorrise. E capì che si poteva fidare del papà.  Qualche ora più tardi presero della neve pulita, la riposero in una coppa e la portarono alla mamma, che la condì con zucchero e limone trasformandola prodigiosamente in granita. Tanti anni dopo, in un mondo cambiato troppo rapidamente, il padre si ammalò. Il figlio, spaventato dall’evento, provò le stesse sensazioni di quella mattina di Natale, nonostante fosse ormai un uomo grande e forte. E come quel giorno, il papà gli sorrise e gli disse di non aver paura, perché non bisognava avere paura della vita. Perché i cappelli possono volare, i tempi mutare, gli uomini e le donne invecchiare, ma il bene che gli esseri umani provano gli uni per gli altri non finirà mai.

Torto

11 commenti

Lascia un commento