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Il cammino del geco

gecko_tattoo_v_2_by_hellsfabledgenesis-d5vuoikgecko_tattoo_v_2_by_hellsfabledgenesis-d5vuoikgecko_tattoo_v_2_by_hellsfabledgenesis-d5vuoik  Ho aperto la porta del trullo la sera, sotto la luce fioca che illuminava la nicchia. Due piccoli gechi rosa sono entrati velocemente in casa, senza chiedere permesso, senza temere di essere schiacciati dal mio grande piede abbronzato, infilato nell’infradito nera e fluo. I due gechi neonati, dalla lunghezza di un fiammifero e sottili come acciughe, trasparenti nel rosa che lasciava intravedere gli organi interni, aspettavano proprio me, lo so. Li ho lasciati entrare, non opponendo nessuna resistenza, nel luogo che hanno eletto a dimora. Se fossero state due lucertole comuni, verdi, avrebbero scelto la strada opposta: via dalle case in pietra degli uomini, verso i cespugli sicuri che precedono il bosco, nella terra nuda sotto le stelle. Ma essere geco significa amare i tetti e i soffitti, i ripari dalla notte e il caldo delle alcove, l’intonaco bianco come le ossa degli avi, le pietre calde. Lucertole dagli occhi giganti e dalle zampe simili a mani, i gechi hanno stretto con noi un’alleanza, scegliendo il colore della nostra pelle e non quello delle foglie e dei rami, mimetizzandosi con la carne degli uomini che amano e proteggono. Per questo, gli uomini stanno attenti a non calpestarli, confidando nel buon auspicio che la loro presenza potrebbe favorire, una carezza amorevole e silenziosa nella notte, da mano di lucertola.

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torto45

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