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Addio agli spiriti

casa

Lasciare la casa natale e tutti i racconti della nostra lontana memoria cambia la percezione delle distanze negli spazi e nei tempi, ci conduce al centro e all’origine del nostro percorso, ci fa capire che siamo pezzi di carne calda di acqua e pensieri, lo zaino in spalla con tutta la nostra vita raccolta dentro. Salutare i folletti inesistenti e sapienti che ci hanno fatto compagnia tra queste quattro mura e raccontargli di nuove destinazioni, in un commiato di ringraziamenti e benedizioni misteriose, scongiuri e sano fatalismo, per patteggiare un silenzio discreto sulle parole, le gioie e le grida, i fuochi accesi e spenti in decenni di albe e tramonti domestici, le orme umide sui pavimenti, i segreti di più anime, le citofonate per scherzo nel cuore della notte. Svaniscono i fatti lontani, le storie di famiglia. Si consumano utensili e arnesi, pazienze e menischi, drammi e cene. Salutiamo in quei giorni il vecchio e per questo inservibile destino, stacchiamo gli ormeggi sfilacciati nell’attesa di figli adesso padri, padri e ormeggi ora pronti a riavvolgersi su altre banchine, attaccati alla vita ma non più ai luoghi e alle cose, a quel nodo di oggetti e fili di polvere che c’era e si ricompatterà, spazzato per ora dalle soglie delle finestre con mano decisa. La nostra mano luciderà la superficie a specchi dei giorni che verranno, lascerà per un po’ la sua impronta e per sempre le cose che sono ricordi e pesano troppo. Troppo pesanti per portarli in uno zaino in spalla senza arrestare per sempre la marcia che ci aspetta, troppo belli per non lasciarli evaporare e scomparire nell’aria ghiacciata di un’alba che ci raggiungerà in qualsiasi altro posto ma mai più qui.

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torto45

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